Usa, vincono i dem? I repubblicani gli tolgono la poltrona


E’ come cambiare le regole a metà partita. Come se un poker d’assi di punto in bianco valesse come una scartina, o se la squadra con più goal non si aggiudicasse il match. E’ quello che sta succedendo in Wisconsin, dove i repubblicani stanno svuotando i poteri del governatore e del procuratore generale prima che i neo-eletti democratici riescano ad insediarsi. I conservatori, scottati dalla sconfitta il 6 novembre scorso, hanno proposto 40 emendamenti in cinque diverse leggi per ridimensionare il potere dei nuovi arrivati, in particolare quelli del governatore Tony Evers e del procuratore generale Josh Kaul. Obiettivo: impedire che i neo-eletti possano onorare le promesse elettorali ritirando il Wisconsin da una causa collettiva contro l’Obamacare, oltre a limitare l’iniziativa giudiziaria.


Non è un caso isolato, solo il più eclatante, visto che in questo Stato i democratici hanno sbancato alle ultime elezioni, incassando le sei cariche più importanti. Trucchetti dello stesso genere sono stati messi in opera anche in Michigan, dove i dem hanno vinto le poltrone di governatore, procuratore generale e segretario di Stato. “Non è come si suppone che debba funzionare una democrazia – ha detto al Wisconsin State Journal, il neo procuratore generale Josh Kaul -. Se passa, minerà significativamente la capacità di governare lo Stato il prossimo anno, perché si finirà davanti ad una Corte”. La prospettiva è quella di lunghe controversie legali, da dove i democratici uscirebbero comunque sconfitti: se anche ottenessero ragione in tribunale, si troverebbero comunque a non aver governato per una parte significativa del loro mandato.
Il tentativo di ignorare la volontà degli elettori è già stato sperimentato con qualche successo in North Carolina, due anni fa. Tre settimane prima dell’insediamento del nuovo governatore democratico Roy Cooper, i leader repubblicani hanno introdotto modifiche che hanno ridimensionato i poteri del neo-eletto. E ci hanno riprovato di nuovo lo scorso novembre, con due emendamenti costituzionali che avrebbero ridotto le capacità di controllo del governatore su giustizia e processo elettorale. Non ha funzionato e in queste settimane la disputa in North Carolina si è spostata su un altro terreno, con l’apertura di un’inchiesta governativa sul risultato del voto per la Camera dei rappresentanti, dove il candidato repubblicano avrebbe vinto per una manciata di voti in odore di frode elettorale: sono numerosi i casi segnalati di voti per corrispondenza ritirati in buste aperte da personale che non si è qualificato.
Le controversie del dopo midterm tesitmoniano il clima avvelenato dell’era Trump.
A un mese dal voto anche in Georgia ancora non è stata assegnata la carica di segretario di Stato, con il repubblicano Brad Raffensperger, sostenuto da The Donald, leggermente in vantaggio ma con una causa pendente sull’intero processo elettorale nello Stato. I democratici hanno messo sotto accusa il sistema di voto, il controllo sulle schede e la soppressione dei diritti elettorali che ha penalizzato in particolare gli afro-americani. Un po’ quello che i repubblicani tentano di fare anche in Wisconsin, dove i democratici si preparano ad una battaglia anche legale. Dopo la verità alternativa del team Trump-Bannon è l’ora della democrazia alternativa, quella che vale solo quando sono i nostri al comando.


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