Se il contemporaneo è oggetto di poesia. “Pronomi personali”, di Marco Corsi


Tradizione e innovazione sono uno dei tratti essenziali non solo in letteratura ma in generale in ogni ambito: per fare questo bisogna attuare un piccolo, semplice approccio: considerare tutto quello che di virtuoso è stato fatto prima di noi. I tempi della rottamazione forse oggi sono passati, superati da un populismo che finisce per scacciare con veemenza tutto quello che è lontano da noi o che si presuma leda noi stessi, anche quando un reale pericolo non è percorso. E’ l’idea del “distruggi il diverso” che si sta impossessando di noi e dei nostri sentimenti. E diverso può essere tutto, dal colore della pelle, all’ideale, tutto oggi può essere annientato: con cattiveria, veemenza e accuse infamanti, oppure scherno o sufficienza.


Tutto questo accade anche in letteratura e accade in poesia ad esempio, e se fino a qualche decennio fa ci si ritrovava ad avere figure comuni chiavi a cui guardare, certo non simili, pensiamo a Vittorio Sereni, Eugenio Montale, ma pensiamo anche a Giorgio Caproni o ad Amelia Rosselli. Se tutto questo fino a poco tempo fa “funzionava” oggi, ecco che oggi in qualche modo molti schemi stanno saltando con un impoverimento anche del dialogo letterario, rischioso perché ad abbassare con tanta sistematicità l’asticella del dialogo, l’asticella della critica e della produzione letteraria da un lato il rumore di fondo aumenta a livello esponenziale, dall’altro in sempre meno mantengono gli strumenti per comprendere i lavori di qualità, o finiscono per negarli quasi fosse appunto una questione per pochi eletti, per piccoli caminetti, si sarebbe detto altrove.
Vecchio tema: in realtà un’idea maggiormente socialdemocratica della letteratura e in generale della cultura dovrebbe portare tutti ad accedere a strumenti migliori senza impoverire o svilire il mezzo.
Ecco perché un libro come “Pronomi personali” di Marco Corsi ed edito da Interlinea mi fa ben sperare. Certo Corsi ha alle spalle una palestra importante e la direzione di un acuto osservatore della nuova poesia italiana come Franco Buffoni che nella collana inserisce altri nomi validi, talentuosi e stilisticamente differenti come ad esempio Julian Zhara, ma quello che forse oggi davvero va sottolineato è come in questo libro Corsi cerchi di ridefinire appunto i soggetti della contemporaneità.

La sfida è quella di non portare la scrittura a una semplice definizione dell’io, piuttosto in questo libro appare l’esigenza di rivolgersi a un “tu”, ma soprattutto di ipotizzare la quotidianità attraverso un noi che è innanzitutto ricerca di dialogo, e non è un dialogo banale perché al proprio interno ricalca tutta l’ossatura del Novecento e della poesia classica, a rimarcare il luogo da cui tutti proveniamo, l’esigenza di fare anche nostre le cose del passato recente e lontano, senza distruggere, senza devastare.
Solo se riusciremo a non devastare quello che ci sta attorno riusciremo ad accorgerci dei particolari che troppo spesso presi dalla nostra smania di social stiamo perdendo, dalla bellezza delle cose che ci circondano alla varietà di pensieri e sentimenti delle persone, magari a noi vicine, o perfette estranee a cui sembra non siamo più in grado di rivolgerci.
L’idea che come in un testo di Corsi ad agitarci dentro e fuori di noi ci siano semplicemente “piccole larve” dovrebbe semplicemente attanagliarci e consigliarci almeno per qualche secondo di fermarci e riflettere. Con la precisione dei grandi scrittori del recente passato l’autore definisce i margini di questo disagio, racconta una società tragica che non è finzione, ma esiste, ed esiste purtroppo in ognuno di noi, e non bastano le consolazioni, il cibo, l’euforia passeggera. Questo disagio, questo malessere, questa impossibilità nel riconoscere più le priorità anche umane è spettro della nostra contemporaneità, è materia quotidiana di quello che stiamo diventando senza possibilità di comprendere lucidamente cosa accadrà in futuro, dove andremo noi, dove andrà la scrittura, cosa chiameremo con i nomi a noi cari. Tutto questo non è solamente scrittura.


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