Salviamo il soldato Cgil. Scontro su un progetto, una squadra e Landini


E’ un delicato e difficile passaggio quello che sta vivendo la Cgil, il più grande sindacato italiano, in queste ore. La lunga riunione del Comitato Direttivo di sabato non è giunta ad una conclusione definitiva. E’ stata evitata, rinviata, la “conta” sull’indicazione  avanzata da Susanna Camusso. Quella di proporre all’assemblea generale che  concluderà il Congresso alla fine di gennaio 2019, il candidato Maurizio Landini come nuovo segretario generale dell’organizzazione.

Il rinvio della discussione è stato deciso dopo l’accantonamento della votazione tra due diversi ordini del giorno. Il primo era stato presentato da un gruppo che in questi giorni ha illustrato sui social la necessità di bloccare l’ascesa di Landini. Tra questi il segretario generale dei pensionati Pedretti, della Filctem Miceli, dei lavoratori della comunicazione Solari, degli edili Genovesi. E’ da notare la non presenza, tra questi firmatari, di Roberto Ghiselli e Vincenzo Colla,  additato nei social, come la personalità alternativa a Landini. Il testo, in sostanza, respingeva il metodo adottato per la scelta del segretario (l’ascolto della vasta massa dei gruppi dirigenti) e proponeva di ripetere tutto l’iter. Era, come tutti i mass media hanno subito notato, una sconfessione della Camusso (alla vigilia di una sua possibile nomina a segretaria generale dell’organizzazione sindacale mondiale) nonché una sconfessione della maggioranza della segreteria confederale (sette su nove). Un’inversione di marcia, a cose già fatte, assai difficile da accettare se non gettando nel subbuglio l’organizzazione.

L’altro ordine del giorno, firmato da vari componenti della segreteria confederale (Baseotto, Scacchetti, Fracassi, Martini, Dettori,  Massafra) ribadiva invece la validità della scelta compiuta. Con la sottolineatura di un aspetto. Quello che interpreta Landini come la figura che meglio può aderire a un progetto di rinnovamento elaborato unitariamente e può interpretarlo “in una visione collegiale”. Ovvero senza ipotizzare una specie di uomo solo al comando. Quasi un modo per assicurare che non ci sarà quella che qualcuno ha chiamato la “fiommizzazione” della Confederazione.

Fatto sta che ad un certo punto della discussione i sostenitori del primo ordine del giorno lo hanno ritirato. Con la precisazione, pretesa da Susanna Camusso,  che non era loro intenzione proporre,  “qualsivoglia forma di sfiducia al segretario generale, Susanna Camusso”. Perché questa specie di dietrofront? Qualcuno ha fatto notare che forse si erano accorti di non avere, in quella sede del direttivo,  la maggioranza dei consensi. Oltretutto  molti, data l’ora che si faceva tarda, e le notizie di possibili uragani al nord, premevano per un rinvio della discussione. E a quel punto anche i sostenitori della scelta maggioritaria hanno non ritirato, bensì sospeso il proprio ordine del giorno.

Un abbassare le armi? Un lascia-passare ai cosiddetti “pontieri”, a quanti vogliono a tutti i costi impedire la spaccatura della Cgil? Certo è diffusa la consapevolezza che certificare una tale divisione potrebbe avere delle ripercussioni pesanti sui Congressi in corso o annunciati soprattutto nelle  categorie. Mentre negli innumerevoli congressi delle  camere del lavoro che finora si sono svolti, il clima, salvo un paio di casi (vedi Reggio Emilia), è stato unitario e fecondo. Lontano anni luce dal clima assaporato a Roma.

E’ possibile trovare una soluzione, superare i dissensi? Nino Baseotto, il segretario confederale che nel sindacato si occupa dei problemi dell’organizzazione risponde alla mia domanda riprendendo quanto aveva già detto la Camusso. E’ possibile, spiega Baseotto, avviare una ricerca unitaria attorno a quella proposta. Bisognerebbe provare a fare una discussione di merito. “Vorremmo capire  quali sono le ragioni politico-sindacali per le quali si dice no alla proposta fatta. Non tanto in riferimento a una persona (Landini) ma a qualcosa di più complesso. Che comprende la persona, la squadra, ovvero la segreteria uscente, compresi Colla e Ghiselli, e il progetto”.  I riferimenti al passato, al 2010 o al 2014, sono, aggiunge, riferimenti a posizioni largamente superate.  Fissarsi su questi aspetti vorrebbe dire riportare indietro il dibattito che c’è stato. Uno dei protagonisti del  documento congressuale approvato a larghissima maggioranza, precisa Baseotto, è stato proprio Landini. “Io credo che l’aver proposto una carta dei diritti universali e averla condivisa con una grande partecipazione, abbia cambiato un po’ tutti quanti e abbia cambiato un pezzo della cultura della Cgil. Quando eravamo un po’ più giovani, se qualcuno fosse andato a dire in un organismo dirigente che la Cgil proponeva eguali diritti per lavoratori dipendenti e per lavoratori autonomi sarebbe stato preso per matto”.

E’ obbligatorio osservare che non è la prima volta che la Cgil è percorsa da discussioni anche pesanti, da posizioni diverse e alternative. “Non siamo mai stati ingessati” osserva Baseotto. Solo che un tempo rimanevano riservate. Non c’erano i social ad alimentare le polemiche. Proprio in questi giorni “Rassegna sindacale” ha pubblicato un’intervista di Enrico Galantini ad Aris Accornero dove lo studioso rammentava uno scontro non lieve, rimasto riservato,  tra Luciano Lama e Agostino Novella sui temi delle incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche e sui temi dell’unità sindacale. L’uno era per il si e l’altro per il no. Certo qualcuno potrebbe osservare che oggi oggetto di disputa non sono scelte di siffatto spessore.

E come non rileggere quei passi dei diari di Bruno Trentin nell’ottobre del 1988 dove parla di “Un mese terribile. Un vortice di riunioni stressanti, di corsa all’inseguimento del nulla, di resistenza ad una guerra  che travolge l’intero gruppo dirigente della CGIL, quasi nessuno escluso: interviste, insinuazioni, interventi paternalisti e ipocriti, contrapposizioni violente, risposte faziose e tragicamente goffe, intrise di debolezza…”.

Eppure anche allora se ne venne fuori. Prevalse l’unità. E’ l’auspicio di oggi, in una situazione estremamente più  grave, tra le macerie della sinistra politica e lo spettro di un’ulteriore avanzata della destra qui e nel mondo.  Salviamo il soldato Cgil.

 

 


Sito Ufficiale