Le divise di Salvini, la propaganda leghista che lede lo Stato


Ormai il ministro dell’Interno, vicepremier e leader della Lega (nonché “Capitano”, per gli adepti) non è più un uomo, è una matrioska. Matteo Salvini sembra indossare una divisa sopra l’altra, tanto per non sbagliare. A seconda delle necessità propagandistiche, ogni giorno appare travestito da poliziotto (nelle varie specialità: elicotterista, sciatore, eccetera; una volta si è esibito persino in versione da spiaggia) o da vigile del fuoco. Sono i corpi dello Stato che rispondono al “suo” ministero e lui, a quanto pare, ne abusa, come se fossero una proprietà privata, da usare per fare propaganda al proprio partito e a se stesso.

Di certo, dopo avere raschiato il fondo del barile delle felpe marchiate con il logo della zona in cui si trovava, il leghista si è immedesimato nel politico in divisa. Circostanza che, se non facesse sorridere amaramente ricordando il dittatore dello Stato libero di Bananas (caro a Woody Allen), potrebbe fare venire in mente i look marziali dei vari Pinochet o Kim Jong-un e anche i tempi infausti in cui un altro leader, Mussolini, sfoggiava simili armamentari militareschi e quasi altrettante smorfie virili. Finora queste pagliacciate indegne sembravano, incredibilmente, destinate a non suscitare critiche o provvedimenti da parte dei legittimi proprietari delle divise. Silenzio assoluto, nonostante quella di Salvini sia una scelta inedita ( per lo meno dalla fine del fascismo in poi) e pure illecita: perché la legge vieta di travestirsi da esponente delle forze dell’ordine.

Per fortuna, di fronte all’ennesima esibizione, un piccolo ma bellicoso sindacato, l’Usb dei Vigili del fuoco, ha denunciato il ministro dell’Interno per “porto abusivo di divisa”. Il coordinatore sindacale nazionale, Costantino Saporito, col Codice penale alla mano, ha scritto una lettera di denuncia indirizzata al ministro, al prefetto Bruno Frattasi, capo del Dipartimento dei Vigili del fuoco, e al responsabile dell’ufficio Garanzia dei diritti sindacali. Scrive Saporito: “Onde evitare che si proseguano atteggiamenti lesivi all’immagine del ministero, bloccate immediatamente questo uso improprio che sta generando azioni estemporanee da parte di chi crede che tutto vale e la legge non vada rispettata”. La conclusione è all’insegna del sarcasmo: “Oppure moltiplicate le apparizioni del sig. Ministro, in divisa, per il massimo della sanzione pecuniaria prevista. Ce ne sarebbe per tutto il comparto, per un congruo rinnovo del contratto”.

L’articolo 498 del Codice penale infatti prevede: “Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497 ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinquantaquattro euro a novecentoventinove euro”. Dal 1999 non è più un reato, bensì – dopo il d.lgs. 507/1999 – un illecito amministrativo. Però è sempre vietato. Ma al leghista “che je frega”, come dicono a Roma. Al sindacalista ha subito replicato che lui continuerà a fare quello che gli pare, per giunta “con orgoglio”.

Si mostra sicuro di sé perché non gli mancano i fan. Per esempio, si sono visti gruppi di poliziotti in servizio prestarsi a gioiose foto di gruppo con il ministro, vestito esattamente come loro. Pure mentre lui esibisce un cellulare con la scritta, in bella vista, “Io sto con Salvini”. È accaduto pochi giorni fa durante la trasferta del vicepremier a Bormio. In teoria, in quell’occasione (come in tutte le altre) gli stessi agenti coinvolti nel selfie avrebbero dovuto contestargli l’uso illecito della divisa. Invece niente: tutti sorridenti davanti a un fotografo che immortala l’allegra comitiva mentre Salvini simula lo scatto. Questa recita, d’altra parte, gli è stata consigliata da chi cura la sua immagine trucida, per continuare a ramazzare voti. Così lui continua a commettere ogni giorno un atto illecito, pur rappresentando in teoria la legalità, senza che qualcuno tra i tanti “tutori delle legge” di cui si circonda gliene contesti l’illegittimità, visto che la suddetta legge non ammette le eccezioni.

Per fortuna si è fatto vivo il piccolo sindacato dei Vigili del fuoco. Ma il silenzio di tutti coloro che, dal capo della Polizia Franco Gabrielli in giù, sarebbero dovuti intervenire da tempo è forse più inquietante delle pagliacciate messe in scena da Salvini. Perché, se non è un caso di cronica distrazione, si tratta di sudditanza nei confronti di un politico di passaggio; mentre la Polizia si chiama “di Stato” per una ragione precisa: non è al servizio del ministro esibizionista di turno, ma della Repubblica italiana.


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