“La terra sarà nostra smettete di distruggerla” Giovani in piazza in tutto il mondo


Piazze di tutto il mondo che si mobilitano per la difesa del pianeta e contro il riscaldamento globale, una marea di giovani ovunque, un milione in marcia in Italia, Milano in testa.  E’ il bilancio di un venerdì di sciopero dalla scuola che segna, forse, un nuovo inizio.

Lo diceva, di recente, anche Carlin Petrini, anima di Terra Madre, di Slow Food e prima ancora di Arci Gola, uno che ha il fiuto dell’anticipatore. Ci sono i segnali di una nuova rivoluzione “dolce”, all’insegna della sostenibilità, della qualità, della tutela, parole chiave anche della grande architettura dell’Agenda 2030 degli Obiettivi di Sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite, fatta propria dagli Stati (almeno a parole).

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E’ scesa in piazza una generazione di giovanissimi che guarda al futuro e avverte il rischio di vivere affacciata su un precipizio. Non è una generazione “bucolica”, che sogna di vivere in un ambiente “altro” al riparo dagli affanni della polis, piuttosto è fatta di cittadini consapevoli che la nuova frontiera su cui si misureranno l’economia e la politica è l’ambiente e chiama il mondo dei policy maker ad agire in fretta.

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Perché un territorio deprivato, sfruttato, rapinato scatenerà nuove guerre per il controllo di risorse limitate, farà crescere un neo colonialismo celato dietro carte bollate e accordi commerciali per l’acquisizione di pezzi di Stato da parte dei paesi ricchi (land grabbing). La fame moltiplicherà le ondate migratorie e sospingerà nuove povertà in un pianeta svuotato della sua biodiversità. In questo senso, quella scesa in piazza in questo “venerdì climatico” è una generazione rivoluzionaria che rivendica un altro tipo di sviluppo, forse una decrescita, sicuramente un altro uso delle risorse.

E’ una “rivoluzione” giovane che non lascia insensibili gli adulti scesi in piazza, come hanno fatto tanti professori in Italia. In questo senso è aperta e

transgenerazionale anche se la forza indiscutibilmente trainante sono loro, i giovani. E’ un movimento profondamente no global perché in grado di mobilitare piazze di tutti i continenti su una parola d’ordine che non conosce confini, barriere, nazionalismi, steccati o muri: “difendiamo il pianeta”, quella palla colorata che le immagini dei satelliti ci hanno fatto conoscere, unica e tonda, impossibile da tagliare a fette pena la sua disintegrazione.

Non conoscendo confini, barriere, muri è un movimento strutturalmente antitetico all’ideologia di destra, anti sovranista, contro i particolarismi e che indica a tutta la politica i nuovi orizzonti del cambiamento, non la bassa cucina ma le grandi questioni transnazionali.

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E’ un movimento giovane dove protagoniste, al pari dei coetanei maschi, sono le ragazze, non solo perché le abbiamo viste riempire le piazze, essere alla guida dei cortei, ma perché una ragazza è la sua leader: la svedese Greta Thunberg, personaggio simbolo che, con la sua tenacia e la sua caparbietà, ha funzionato da detonatore a un movimento pronto a esplodere.


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