Ecco come lottizzano la Rai quelli che urlavanocontro le lottizzazioni


Rai. Nomine. Spartizione. Una volta i “tag” non c’erano, ma queste sono sempre state le parole chiave della tv pubblica ad ogni cambio di governo. Perché mai doveva essere diverso ora, perché questo è il “governo del cambiamento”? Di “cambiato” c’è che anziché una lottizzazione parlamentare, a discutere sono in due, e fanno fatica lo stesso a mettersi d’accordo, tanto che il Consiglio d’amministrazione Rai non si è riunito per tre mesi in attesa di indicazioni dall’alto. C’è, di nuovo, che l’unica che ha votato contro è stata la consigliera d’amministrazione “quota Pd”: “Non mi è possibile dare voto positivo se non conosco il progetto”, ha detto Rita Borioni. Progetto? Intende il piano di riforma delle news che – obbligo di legge – deve essere fatto entro marzo? Non ne risulta ancora traccia…

Già: perché queste nomine? La Rai ha dei “buchi”, a partire dallo sport, dove non c’è più il direttore, e poi la sede di Milano, dove la direzione è part-time, ed è già stato proclamato uno sciopero di tutti i lavoratori (giornalisti compresi) per l’11 novembre. L’unico problema sistemato con questa tornata di nomine è stato la Tgr, dove c’era un interim (e quindi il direttore non poteva neppure presentare il piano editoriale): ora l’interim è stato sciolto e Alessandro Casarin – che da quella direzione è già entrato e uscito anni fa – è diventato direttore a tutti gli effetti.

Tg1, Tg2, Tg3, radio: erano questi i “magnifici quattro” che interessavano al governo. Anche se tutte queste “caselle” erano già occupate, e non è scritto da nessuna parte che il walzer dei direttori Rai debba essere continuo e infinito. Il tira e molla 5Stelle-Lega è rimbalzato sui giornali, soprattutto per due nomi: Gennaro Sangiuliano, fortissimamente voluto dalla Lega al Tg1, e Giuseppina Paterniti, fortissimamente osteggiata dalla Lega al Tg1.

Sangiuliano, un passato nel Fronte della Gioventù, già direttore del Roma di Napoli, vicedirettore di Libero, dal 2009 vicedirettore del Tg1, “corteggiato” dal centrodestra come candidato contro Zingaretti nel Lazio, come primo atto dopo la nomina ha querelato Roberto Saviano per un suo post in cui scrive: “Sangiuliano, caso esemplare: nominato vicedirettore del Tg1 con Silvio Berlusconi e promosso direttore con il Governo del Cambiamento”.

È finita infatti che al Tg1 è stato nominato un giornalista del Tg2 che “parla con Beppe Grillo”, e che conferma “sono un signor nessuno, ma vengo dalla gavetta”; Sangiuliano ha preso le redini del Tg2; Paterniti è al Tg3, dove ha iniziato la sua carriera (nell’esecutivo del sindacato, esponente del movimento “a schiena dritta”, a lungo corrispondente da Bruxelles, negli ultimi tempi vicedirettrice alla Tgr). E alla radio c’è Luca Mazzà, che prima dirigeva il Tg3.

Noi vecchi giornalisti che si occupavano di cose televisive eravamo abituati a riunioni di Cda ricorrenti, continue, che duravano magari giorni nei momenti clou. Ora dai piani alti di viale Mazzini il silenzio è pesante. I consiglieri si negano volentieri alle interviste. Del resto…

Tutta la fatica del Cda è stata quella per portare alla presidenza il contestatissimo Marcello Foa (propalatore di fake news, autore di tweet contro il presidente Mattarella, collaboratore di RussiaToday, finanziata direttamente da Putin…), superando lo scoglio del voto contrario di Berlusconi.  E invece di carne al fuoco ce n’è fin troppa: non per niente i giornalisti nei giorni scorsi hanno portato “in omaggio” al Cda una copia del Contratto di servizio. Caso mai qualcuno avesse voglia di sfogliarlo…



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