Don Caviglia ora celebra Messa in cielo. Fu parroco a Ceriale (e vittima di un ladro in talare),Toirano e alla Madonna della Guardia


Ha chiuso gli occhi, a 80 anni, don Leandro Caviglia. Un altro sacerdote della ‘vecchia guardia’ del clero diocesano di Albenga – Imperia che se ne va. Un’altra figura di pastore di anime al servizio del suo ‘gregge’ e nel rispetto della ‘promessa’ e dei ‘voti’ del sacerdozio, con fede profonda e vissuta. Possono ormai contarsi i preti che hanno ricevuto l’ordinazione negli anni ’50 e quando le vocazioni ( 50 – 60 giovani), affollavano il Seminario Vescovile ingauno: dalla prima media alla teologia. Don Leandro che in Seminario è stato vice rettore ed insegnante di italiano nelle medie e ginnasio; educato e cresciuto nel rigore che caratterizzava la formazione dei ‘pastori’ di anime. Poi apostolo di vita e di coerenza.

Un’infanzia a Vessalico terra agreste, la famiglia ha gestito l’unico negozio di alimentari. Prima i genitori, poi la mamma e la sorella. Al paese natio è rimasto sempre legato. Don Leandro  che nel suo lungo cammino ha attraversato giorni, anni difficili, persino alle prese con un falso seminarista. Si era ‘conquistato’ con scaltrezza e perfidia la sua fiducia. L’ha derubato di oggetti e paramenti sacri di valore, denaro, addirittura indumenti sottratti in chiesa ed in canonica. Don Leandro che fu protagonista di un’azzardata e infelice sortita, in piazza, un 25 aprile festa nazionale della Liberazione. Gli costò una denuncia querela dell’Anpi. La vicenda si concluse con una pubblica ammenda: “Mi sono sbagliato, non è vero che Felice Cascione aveva profanato durante la Resistenza la chiesa di Vessalico….”.

Don Leandro Caviglia durante un incontro con i fedeli nei locali delle Opere parrocchiali di Ceriale

Il primo caso esplose quando da parroco di Ceriale – in precedenza era a Toirano – si ritrovò vittima di un esemplare imbroglione e lo ‘scandalo’ finì sul Secolo XIX tra interrogativi e maldicenze. Cosa era successo ? A don Leandro si presentò in un’estate, di fine anni ’80, un ‘seminarista‘ in talare ambrosiana…”. Disse di provenire da una diocesi lombarda (e solo qualche anno dopo si scoprirà, come vederemo, che era un gran mascalzone, dedito alle truffe e furti). L’errore, per alcuni aspetti clamoroso, è di essere stato un inconsapevole ‘credulone’. Di non aver verificato nella ‘diocesi di origine’. Dopo le prime due estati dove tutto andava diciamo liscio, si arrivò che la permanenza del ‘seminarista’, peraltro preparato nel rito delle celebrazioni liturgiche, nel ruolo di cerimoniere anche dei chierichetti, oltre alla passione per l’organo. Al punto che per qualche anno ha soggiornava in canonica. Insomma si era ‘guadagnato, con scaltrezza, fiducia e collaborazione, dedizione e rispetto, con reciproco aiuto. A Ceriale non c’era ancora il vice parroco.

Il colpo di scena o colpo di fulmine quando un bel giorno don Leandro si accorse di essere stato clamorosamente beffato. Dalla canonica, dalla chiesa, erano spariti soldi, preziosi, oggetti sacri, paramenti, pure un antica porta del tabernacolo. La conferma ai primi dubbi quando si accorse di ammanchi. Con una lista del maltolto difficile da elencare e che seminò sgomento, incredulità polemiche. La denuncia ai carabinieri, articoli di giornale che hanno accompagnato l’iter dell’inchiesta giudiziaria. Le locandine davanti alle edicole.

Una parte dello staff di insegnanti presenti in Seminario negli anni ’50: da sn, dal Sappa, il can. Damonte, l’omonimo don Damonte, padre spirituale, il rettore mons. Contestabile, don Doglio, don Gerini e don Caviglia, nella casa estiva del Seminario a Colle di Nava, nella ricorrenza del 15 agosto 1957 (foto archivio Trucioli)

La perquisizione, a Pandino (CR) nella casa del ‘truffatore – ladro’, accertamenti bancari e patrimoniali, controlli di ricettatori abituali di oggetti sacri antichi. Non solo, le dichiarazioni da vero farabutto dell’indagato (in quella veste non è neppure tenuto a dire la verità secondo il codice penale) gettarono ombre sull’onestà e sulla morale di don Leandro che non lo meritava. Erano falsità, tenativi di gettare fango e ombre. In pratica il mascalzone si difese sostenendo in parte di non essere responsabile di tutti gli ammanchi attribuiti e dove non poteva smentire, sosteneva che erano stati ‘regali’ per l’aiuto dato in parrocchia o gli erano stati ‘affidati’ in custodia, o ancora regalie per un legame particolare. Dopo il processo con la condanna di  A. M.  il giudice ha disposto la restituzione della refurtiva recuperata; fu lo don Leandro, con un parrocchiano, a recarsi in caserma a Pandino.

Non fu però l’ultimo ‘incidente’ nella vita del parroco come accennato. In due o tre circostante, compreso l’annuale incontro con i giornalisti nel giorno di San Francesco di Sales, don Caviglia pronunciò parole di polemica verso la Resistenza ed alcuni suoi esponenti di spicco. Si mosse, in via ‘riservata’, il sindaco anche perchè si era formato uno schieramento che incitava il parroco a resistere contro le nefandezze partigiane ed altri che lo invitavano alla prudenza, a non esporsi. Chi ha conosciuto don Leandro sa che la sua apparente timidezza, il suo distacco, la moderazione, in realtà celavano una carattere deciso, determinato. Si sentiva un uomo ed un sacerdote che non aveva nulla da nascondere o farsi perdonare  anche dai superiori (il vescovo).

Gli ultimi strascichi, il clamore sui media, hanno contribuito a deprimerlo e a cui si è aggiunta la decisione del vescovo Oliveri di sollevarlo dall’incarico (ufficialmente su richiesta dello stesso don Leandro, ma non fu così). Lui scelse di rimanere a Ceriale in un mini alloggio ammobiliato della parrocchia. Dopo qualche mese decise di prestare collaborazione alla Madonna della Guardia, a Ceranesi di Genova, il più importante santuario mariano della Liguria e d’Italia. Ogni mattina, alle 5,  anche con pioggia, inverno ed estate, prendeva un treno locale fino alla stazione Principe utilizzando poi la linea del bus. Sei ore di viaggio tra andata e ritorno (nel primo pomeriggio). Per diversi anni, fino a quando le forze e la vista hanno imposto riposo assoluto. E’ tornato a celebrare, la domenica e nei festivi, la Messa a Ceriale quasi in segno di riappacificazione. La persona che gli è rimasta più vicino era il compaesano don Gerini, in quel periodo parroco di Peagna.

L’ultima volta abbiamo incontrato, fatto visita a don Leandro ospite della Casa di Riposo (Opera Cuore Immacolata di Maria) di Borghetto d’Arroscia che fu di don Cha, ereditata da una suora e da ultimo affidata dalla religiosa (che non volle sentire ragione neppure di fronte alle insistenze del vescovo Oliveri di donarla alla Diocesi) a don Ruggero Badiale, oggi amministratore unico della struttura  ampliata ed ammodernata. Sacerdote in quiescenza, senza alcun impegno pastorale, di fatto celebrava la Messa domenicale in parrocchia, finito nei guai e nella cronaca giudiziaria per denunce prima da parte dei Nas e Asl Imperiese, successivamente per un presunto traffico di opere d’arte (maggio 2018). Don Badiale si è difeso negando, respingendo le accuse dopo che i carabinieri hanno trovato nella sua disponibilità 40 oggetti sacri. Compreso un reliquiario e un vassoio per l’incenso del XVIII Secolo. Tutti  di provenienza furtiva, dunque frutto di presunta ricettazione. L’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico di Roma, al comando del colonnello Nicola Candido e dai colleghi della Stazione di Pieve di Teco. Ora in attesa che la giustizia faccia il suo corso.  «Non lo conosco molto bene – disse il vescovo Borghetti ai cronisti a proposito di don Badiale -, i nostri sono stati rapporti molto rapidi. L’ho incontrato qualche volta in casa di riposo, a margine della visita ad alcuni preti anziani e so che è stato anche poco bene. Spero, comunque, che non sia vero e sia presto scagionato”.  (l.cor.)

Don Leandro Caviglia nella foto diffusa dall’archivio diocesano

COMUNICATO DELLA DIOCESI DI ALBENGA – IMPERIA – Nella tarda mattinata del 5 novembre 2018 è deceduto all’Ospedale Civile di Imperia, dove era ricoverato da alcune settimane, il Reverendo Sacerdote don Leandro Caviglia. Era nato a Vessalico (IM) il 4 luglio 1931 e nella locale chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Maddalena e battezzato il successivo 15 luglio, cresimato il 25 settembre 1938.

Fu alunno del Seminario Vescovile Diocesano, e nella Cappella del Seminario ricevette la Tonsura e gli Ordini Minori. Fu ordinato Diacono il 3 aprile 1954 e il 20 giugno 1954 conferito l’ordine del presbitorato , dall’allora vescovo mons. Raffaele De Giuli, nella chiesa parrocchiale di Vessalico, insieme al compaesano a don Fiorenzo Gerini (ancora in vita) e a don Umberto Costa che fu parroco di Stellanello.

Don Caviglia è stato Vice – Rettore del Seminario, e parroco di Montecalvo, incarichi ricoperti sino al 30 settembre 1966. Dal 10 ottobre 1966 sino al 15 settembre 1982 parroco di Toirano, e dal 15 giugno 1976 anche parroco di Carpe. Dal 15 settembre 1982 sino al 30 giugno 2007 ricoprì l’incarico di Arciprete di Ceriale. Pur continuando a risiedere a Ceriale iniziò una solerte ed infaticabile collaborazione con il Santuario della Madonna della Guardia a Genova, ove trascorreva molto tempo nel confessionale ed accogliendo i pellegrini.Quando iniziarono a diminuire le forze e la vista non gli permetteva più di muoversi con autonomia venne prima ricoverato presso la Casa di Riposo “Cuore Immacolato di Maria” in Borghetto d’Arroscia e quindi presso la Casa “Ardoino – Morelli” di Diano Marina.

Le Esequie celebrate dal vescovo, giovedì 8 novembre, nella chiesa parrocchiale di Vessalico, alle ore 15:30. Il Vescovo S.E. Mons. Guglielmo Borghetti, e il presbiterio, innalzano preghiere a suffragio della sua anima confidando nella Misericordia divina. La sua anima riposi tra le braccia amorose di Cristo nostro Redentore.

 

 


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