Dios, Patria y Rey, in Spagna torna la destra franchista


La sinistra spagnola ha subito in Andalusia, nelle elezioni regionali di pochi giorni fa, una durissima battuta di arresto. La destra tripartita (il vecchio Partito popolare, il giovane Ciudadanos e l’ultima arrivata Vox) ha conquistato la maggioranza dei seggi, storicamente in mano alla sinistra, e può quindi governare, per la prima volta dalla fine della dittatura franchista, la grande regione del Sud. Una doccia fredda per chi, specie negli ultimi tempi, ha seguito con attenzione e speranza la ripresa d’iniziativa politica del vecchio Psoe di Pedro Sanchez, dopo anni di arretramenti elettorali e dure polemiche interne che hanno dissanguato il partito. Ma anche per coloro che speravano in Podemos (il giovane partito di sinistra), che ha subito anch’esso una secca perdita di voti a favore dell’astensione, specie giovanile, probabilmente accentuata dai contrasti ancora non superati tra le due forze di sinistra.
Come spiegare dunque questi risultati che per certi aspetti, fatte salve le radicali differenze tra i due paesi, fanno pensare a un caso spagnolo che ora, con l’emergere di una destra oltranzista, centralista e razzista, assomiglia di più a quello italiano? In sintesi:

L’immigrazione africana è diventata negli ultimi mesi un tema dominante nel dibattito pubblico.
A prima vista niente di nuovo: l’Africa disperata che fugge della povertà e dei conflitti si è semplicemente spostata dalla Libia al Marocco, dall’Italia alla Spagna. Alla ricerca di passaggi meno traumatici. Negli ultimi mesi il Sud della Spagna è diventato, grazie anche all’azione escludente del governo italiano, il nuovo caso del fenomeno migratorio che l’Europa sta vivendo dimostrandosi ancora una volta incapace di organizzare una risposta unitaria all’altezza del fenomeno. La destra, dopo gli scandali degli ultimi anni che hanno travolto il Pp di Mariano Rajoy, ha identificato nella lotta all’immigrazione il terreno elettorale più favorevole per recuperare il consenso sociale. I toni, gli argomenti e gli obiettivi della nuova/vecchia destra di Vox sono gli stessi che usa Matteo Salvini in Italia. La formula ha funzionato e come. Con il risultato che in Andalusia la destra tradizionale ha ora bisogno, per governare, di collaborare con la destra franchista che molti, frettolosamente, davano per morta ma che si era semplicemente mimetizzata sotto l’ombrello del Partito popolare in attesa di una situazione favorevole. Una formula che potrebbe funzionare nelle consultazioni locali ed europee del prossimo anno se i risultati elettorali confermeranno, com’è prevedibile, il trend andaluso.

La questione catalana è ora più che mai cruciale. Vox, infatti, rivendica apertamente la sua natura di destra autoritaria, erede dello spirito della Reconquista (la lotta contro i moros, ora sostituti dai negros nell’immaginario collettivo) che, fin dai tempi dei Re Cattolici, ha animato a più riprese le forze più conservatrici del paese. Non solo: lo slogan Dios, Patria y Rey torna a galla nello scontro politico e ideologico indotto dalla questione catalana (il nazional-cattolicesimo che ha sempre ispirato le forze della conservazione nei momenti di crisi, quando lo Stato centralista si è rivelato insensibile alle aspirazioni delle identità locali). Come, appunto, quella catalana.

Certo, l’estrema destra spagnola è ancora una forza minoritaria. Ma ciò non deve portare a sottovalutare il pericolo inquietante di un suo consolidamento (anche all’interno del Pp e dello stesso Ciudadanos) nel clima sempre più teso che caratterizza l’attesa dell’imminente processo contro il nazionalismo separatista catalano. Il voto in Andalusia non è semplicemente un fenomeno periferico (lontano da Barcellona) ma sembra destinato a rendere ancora più difficile e traumatica la ricerca di una soluzione democratica e largamente condivisa della crisi catalana. Attenzione: non pensiamo di esagerare se affermiamo che la logica ancestrale delle due Spagne è di nuovo al lavoro, favorita dai fenomeni laceranti sopra indicati.


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