Cara Svp, allearsi con la Lega smentisce le tue scelte di civiltà


Cara Suedtiroler Volkspartei,

ti ho conosciuta all’inizio degli anni Settanta, quando, appena maggiorenne, sono stata eletta nel Consiglio comunale di Merano.  Il Sindaco della seconda città dell’Alto Adige/Suedtirol, era Franz Alber. Il suo partito d’appartenenza,la Suedtiroler Volkspartei, era sovrana. Il sindaco non si trincerava dietro la sua forza numerica: era dialogantecon le minoranze consiliari autonomiste e fermo oppositore della destra di lingua italiana che negava valore e forza propulsiva all’autonomia. Mai un anatema, mai un insulto, sempre un confronto serrato ma civilissimo. Era un’epoca di grandi cambiamenti. Il nuovo Statuto d’autonomia del 1972 era stato votato qualche anno prima e in tutto l’Alto Adige si discuteva vivacemente sul modello di società che si intendeva costruire dopo gli anni del Dopoguerra. Alla fine degli anni Settanta, eletta nel Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano e nell’Assemblea regionale del Trentino/Alto Adige-Suedtirol, ho fatto conoscenza diretta dell’establishment del tuo partito. Nel corso di dieci intensi anni, ho avuto modo di approfondire le tue linee culturali prima che politiche, quelle che tenevano comunque assieme le tue tante anime. Mi pareva di poter concludere così: so per certo che la Suedtiroler Volkspartei alcune cose non le farà mai. Il governo della Provincia e la direzione del partito erano saldamente nelle mani di Silvius Magnago. Si stava discutendo tra Bolzano, Roma e Viennasul modo migliore per garantire una relazione proficua tra le tre etnie conviventi. C’era chi voleva che le persone ed i gruppi collaborassero, stessero bene assieme in una società più felice e chi, invece, guardava al passato e alle sue durezze con tremenda nostalgia. Mi riconoscevo nel laboratorio in cui si sognava un collettivo di pace. E si lavorava a questo obiettivo. Non eravamo in pochi. C’erano le organizzazioni sindacali interetniche, la sinistra culturale e politica, i movimenti di emancipazione e liberazione delle donne, il nuovo ambientalismo, il cattolicesimo più sensibile e avveduto. La convivenza arricchente tra diversi veniva auspicata con autorevolezza dal vescovo della Diocesi di Bolzano e Bressanone, Joseph Gargitter. C’è chi, nel tuo partito, intendeva fermamente mantenere la separazione tra le etnie come regola potente e indiscussa, sintetizzata dall’Assessore alla cultura in lingua tedesca, Anton Zelger,  nel famoso motto “ Più ci separiamo, più ci capiamo”. Silvius Magnago rispondeva sempre alle contestazioni delle opposizioni e agli interventi dei componenti del suo stesso partito, chiamando i consiglieri e le consigliereper nome e cognome, uno ad uno, in modo mai frettoloso e beffardo. Il suo “no” era spesso impietoso, non negoziabile, ma mai anti-dialettico. Ho conosciuto il pragmatismo di Luis Durnwalder, prima ancora che diventasse il Presidente “di tutti”.  Quel tempo è andato e con lui molte certezze. Ti dico questo mentregià dalla scorsa legislatura hai perduto la maggioranza assoluta in Consiglio provinciale. I risultati delle elezioni di questi giorni hanno modificato il quadro politico e sei alle prese con un interrogativo che ti costringerà a fare delle scelte impegnative, di lungo respiro. Ti aiuto a ricordare che, nel 1988, quando la destra italiana era diventata espressione di maggioranza delle cittadine e dei cittadini di lingua italiana,il tuo partito non ha stretto con quella destra un patto di coalizione, neanche a titolo etnico.Non potevi aprirti a chi aveva combattuto l’autonomia di questa terra non per criticarla e migliorarla ma per negarla e portare indietro le lancette dell’orologio della storia. La Svp che ho conosciuto e anche combattuto è stata coerente con le proprie idee fondanti nei passaggi cruciali della storia. In questa campagna elettorale, Arno Kompatscher, Presidente della giunta provinciale e Philipp Achammer, segretario del tuo partito, hanno ribadito tre concetti fondamentali non rinunciabili: l’autonomia, la convivenza pacifica, il Sì all’Europa.

Queste elezioni offrono un quadro politico nuovo: il successo della Lega di Matteo Salvini, il crollo delle destre inneggianti alla separazione dall’Italia, la tenuta dei Verdi qualeforza politica interetnica coerente dal lontano 1978 con la teoria  e la pratica politica di Alexander Langer, il grande consenso ottenuto da Paul Koellensperger e dal suo team, critico nei tuoi confronti ma posizionato al centro, la crisi del Partito democratico per insufficienza di progettualità, e la complessiva marginalità delle forze di sinistra.Nel 2013, in Consiglio provinciale il principio della secessione era condiviso da tre forze politiche che avevano 10 rappresentanti su 35. Oggi quella fascia di condivisione si è ridotta al 12 per cento e si è rafforzata l’area che aspira ad un’autonomia più forte. Nel 2013, Lega e Forza Italia insieme ottenevano il 2,5 dei consensi. La Lega, oggi, è l’espressione più forte della comunità di lingua italiana, con 31.510 voti e ha preso consensi anche da una parte di popolazione di lingua tedesca delle valli. Il protagonismo di Matteo Salvini, Vice Ministro dell’attuale Governo, con il grembiule blu dei contadini sudtirolesi, le birre, gli abbracci, i migliaia di selfie, la compulsione nel rilasciare autografi, sorrisi, in mezzo ad un popolo osannante ha fatto ricordare al politologo Guenther  Pallaver lo scenario descritto nel 1933 da Wilhelm Reich nel libro “La psicologia di massa del fascismo”.

Cara Suedtiroler Volkspartei, nel comporre la tua prossima giunta, non vorrei dimenticassi la coerenza dimostrata intanti anni della tua storia. Non vorrei che in nome del “rispetto della volontà popolare”, rinunciassi al tuo europeismo, non vorrei ti dimenticassi che la Lega è un partito autonomista ma anche di estrema destra populista e xenofobo, alleato con Marine Le Pen, amico di Orban, di chi le frontiere le vuole chiudere e non aprire, di chi vede il diverso, il migrante, come un nemico da respingere. E vorrei non dimenticassi che l’autonomismo leghista è strutturalmente antisolidale: c’è sempre qualcuno che viene prima degli altri: i piemontesi, i lombardied i veneti fino alla svolta salviniana e poi,“prima gli italiani”. Come spiegherai ai tuoi elettori che ti allei con chi fa parte di un fronte antieuropeo, sovranista, impegnato a preparare l’Internazionale Sovranista in vista delle elezioni del 2019? Non è questa la pista da seguire per sostenere e portare a compimento il disegno europeo, oggi molto indebolito. Come spiegherai, ancora, a chi ha avuto fin qui fiducia in te e nelle tue scelte strategiche -a quanti sono cresciuti inun’Europa finalmente libera, pacifica, accomunata da Costituzioni profondamentedemocratiche, rispettosa dellediversità che sono al suo interno – che vuoi, invece, mortificare il senso di umanità che ha comunque contrassegnato la tua presenza politica? Non sono in gioco destra o sinistra, è in gioco la nostra civiltà.


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