Anticorruzione, i dubbi di Mattarella La legge Bonafede in bilico


Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha forti dubbi sulla costituzionalità della legge così detta “spazza corrotti” (iniziativa del guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede) che in realtà spazza via alcuni principi elementari del diritto a cominciare dalla fine della prescrizione, anche per l’imputato che fosse assolto Leggi qui )

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

I dubbi, che ogni giorno diventano più forti anzi fortissimi, si deducono dal fatto che, di norma, la firma del presidente della Repubblica in calce a qualsiasi provvedimento legislativo (senza di che non avviene la promulgazione e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) avviene nel giro di qualche giorno dal voto definitivo del Parlamento. Vero è che la Costituzione stabilisce un termine di 30 giorni entro cui dal Quirinale deve giungere il via (o il diniego) alla promulgazione. Ma, essendo stata la legge approvata definitivamente il 18 dicembre, il termine per Mattarella scade venerdì 18 gennaio, tra appena una settimana.

Che cosa ha bloccato sinora la firma? Anzitutto le vivaci contestazioni a Bonafede e alla sua demagogica legge sulla quale si è ostinato in modo caparbio. Contestazioni non solo all’interno della stessa maggioranza (i leghisti avevano fatto fuoco e fiamme, solo a parole) ma, quel che più conta, da tutta l’avvocatura e soprattutto dal duplice parere negativo del Consiglio superiore della magistratura di cui lo stesso Mattarella è il presidente. Duplice perché prima aveva detto no (all’unanimità) la competente commissione, e poi ha ripetuto il parere pesantemente negativo (stavolta a maggioranza) anche il plenum del Csm, ma solo il 19 dicembre, a legge approvata ventiquatt’ore prima.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Le preoccupazioni del ministro della Giustizia per l’insolito ritardo nella promulgazione della sua legge sono cresciute nelle ultime ore sino a tramutarsi addirittura in panico: l’eventuale bocciatura dello “spazza corrotti” rappresenterebbe uno smacco politico clamoroso non solo per Bonafede ma per tutto il movimento dei 5 stelle.

Vero è che non tutto sarebbe perduto, sul piano giuridico-parlamentare: eventualmente rinviata dal Quirinale alle Camere con messaggio motivato (così impone la Costituzione), in Parlamento si aprirebbe un dibattito con esito incerto; e se la legge fosse rivotata (nel testo originario, o con eventuali modifiche che ne attenuassero la gravità) al capo dello Stato non resterebbe, stavolta, altra via che la promulgazione, anche obtorto collo. Salvo poi l’intervento di uno o più giudici che, ritenendo “non manifestamente infondata” la questione di incostituzionalità posta da una parte in un processo, si rivolga alla Corte costituzionale che è per antonomasia “il giudice delle leggi”.


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