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L'analisi

Perchè l'Afghanistan non riesce a sconfiggere la corruzione

Per l'Afghanistan è un periodo critico

Per l'Afghanistan è un periodo critico

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Kabul, 08-09-2010

Il presidente afgano Hamid Karzai può anche alzare i toni nel parlare dell’endemica corruzione che ha indebolito così a lungo il suo paese, ma non è riuscito a conseguire risultati apprezzabili. In Afghanistan le parole, a differenza dei voti, sembra siano poco costose.
Solo negli ultimi tre mesi ci sono state accuse di interferenza nel lavoro della più importante taskforce afgana che combatte crimine e corruzione, accuse di membri dell’esecutivo pagati dalla Cia e accuse di corruzione nella prima banca privata del paese.


“Si tratta di un governo paragonabile a una corporazione, dove le persone vengono dopo l’arricchimento personale” ha dichiarato Waheed Mozhdah, uno storico analista afgano. La corruzione costa agli afgani 2,5 miliardi di dollari all’anno, secondo unna stima delle Nazioni Unite. Anche i legislatori europei sostengono che la corruzione previene l’arrivo alla popolazione di miliardi di dollari di aiuti.
Mozhdah ha dichiarato che gran parte del problema deriva dal fatto che Karzai, pur essendo un politico navigato, non ha nessuna base d’appoggio reale per il suo potere. Questo significa che l’uomo che ha vinto le ultime elezioni presidenziali l’anno scorso si è messo in un angolo da solo e deve soppesare ogni passo nella paura di allontanare personalità di rilievo in ambiti politici, etnici e persino tribali, la cui fedeltà gli permette di mantenere la propria carica.

 
Una delle preoccupazioni maggiori che sono scaturite dal voto dell’anno scorso – vinto da Karzai malgrado il fatto che un terzo dei suoi voti fossero stati il risultato di brogli - è il numero di promesse elettorali che Karzai è stato costretto a fare di modo da guadagnare il supporto di alcuni dei suoi più improbabili alleati.
I gruppi per la difesa dei diritti civili, per esempio, hanno criticato la decisione di Karzai di promuovere il generale ex capo della milizia Adbul Rashid Dostum a suo capogabinetto. Dostum, di etnia uzbeka ed ex generale comunista, ha aiutato a portare le elezioni in direzione di Karzai, ritornando dal suo esilio alcuni giorni prima del voto per supportare il presidente uscente. Dostum ha smentito le accuse di abusi dei diritti umani, accuse mosse anche da domande su come 2 mila talebani siano soffocati in dei cargo dopo che si erano arresi.


Solo la Somalia è più corrotta
Gli osservatori e gli analisti temono, al pari di Mozhdah, che lo stesso percorso sia emerso quest’anno. Anche se non è in lizza per le elezioni parlamentari di questo mese, Karzai deve tenere buone quante più persone possibile, oppure rischia di dover affrontare una legislatura ostile che potrebbe bloccare le sue politiche e le nomine dei ministri.
Non è una grande sorpresa che l’Afghanistan sia il 179 paese su 180 nella classifica, datata 2009, di Transparency International davanti alla sola Somalia. La corruzione e le raccomandazioni sono fra le più comuni rimostranze degli afgani.


Washington teme che la corruzione diffusa stia aiutando la rivolta capeggiata dai Talebani e stia complicando gli sforzi di rafforzare il controllo del governo centrale di modo da poter consentire che le truppe US e internazionali possano ritirarsi a partire dal luglio 2011. Karzai aveva promesso che combattere la corruzione sarebbe stata la sua priorità nel momento in cui ha giurato per il suo secondo mandato quinquennale, rispondendo alle domande dell’omologo americano Barack Obama, ma la frustrazione sta crescendo a distanza di 10 mesi dal giuramento.
Non ha aiutato vedere Karzai intervenire e ordinare il rilascio di Mohammed Zia Salehi, un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale, arrestato in luglio nel corso di un indagine per corruzione. I media statunitensi avevano riportato che Salehi era nel libro paga della Cia, cosa che Karzai ha negato.


Tutto in famiglia
Un altro grave problema è la famiglia presidenziale, esemplificato dalla crisi della Kabulbank, la più grande istituzione bancaria privata afghana. La crisi era stata innescata da accuse non comprovate dei media che due dei dirigenti della banca erano stati costretti alle dimissioni ed era stato ordinato al presidente di cedere ville di lusso – per un valore di 160 milioni di dollari – acquistati tramite dei fondi bancari in Dubai.
La banca centrale ha negato di aver preso il controllo del Kabulbank e aveva assicurato i correntisti sui loro depositi, ma la crisi si è trasformata in violenza nella giornata di mercoledì quando dei clienti arrabbiati sono stati affrontati con violenza dalle forze di sicurezza mentre cercavano di ritirare i propri risparmi.


La famiglia di Karzai è al centro dello scandalo. Suo fratello, Mahmoud Karzai, è uno dei principali azionisti della banca. Mohammad Haseen, il fartello del vice-presidente Mohammad Qasim Fahim, è fra gli azionisti che si sono visti congelare I depositi.
Alcuni afgani incolpano Karzai per i problemi del sistema bancario. “Se puoi far funzionare decentemente il governo, fallo. Se no, dimettiti e vattene” ha detto un cliente di nome Rachim fuori da una filiale della Kabulbank.
E poi c’è il fratellastro del presidente, Ahmad Wali Karzai. È uno dei leader nella provincia di Kandahar, luogo di nascita dei Talebani e uno degli snodi del traffico di oppio in Afghanistan. È stato accusato di aver accumulato una fortuna fra droga, estorsioni e legami con la Cia. Tutte accuse che smentisce.
Karzai dice di voler combattere la corruzione, che la maggior parte di essa si verifica sui grandi contratti siglati dalle aziende straniere e che la questione è stata esagerata dai media occidentali.


Mohammad Yasin Usmani, a capo di un’unità anti-corruzione, dice che 400 membri del consiglio sono stati epurati dopo le nuove riforme. “Uno deve solo visitare i prigionieri per scoprire che cosa è successo durante la campagna elettorale”, ha dichiarato Usmani. Il solo Karzai non può essere incolpato per aver agevolato la corruzione.I comandanti nella forza guidata dalla Nato di circa 150 mila unità ammettono di aver fatto degli errori.
“Credo che inavvertitamente siamo stati fotografati mentre stringevamo le mani con persone per cui le comunità locali non hanno grande rispetto” ha dichiarato il tenente generale Nick Parker, vice comandante della forza Nato.

 
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